"SCAVI ARCHEOLOGICI DI COLLE PLINIO"

«L’aspetto del paese è bellissimo: immagina un anfiteatro immenso, quale soltanto la natura può creare. Una vasta e aperta piana è circondata da monti, e le cime dei monti hanno boschi imponenti e antichi. (...) Benché vi sia abbondanza di acqua non vi sono paludi perchè la terra in pendio scarica nel Tevere l’acqua (...) La villa è situata alla base di un colle e gode della stessa vista che se fosse in cima (...) Alle spalle è l’Appennino che puoi scorgere in lontananza (...) Conosci ora perchè io preferisco la mia villa “in Tuscis” a quella di Tuscolo, Tivoli e Preneste. Infatti la possibilità di riposo qui è maggiore e completa». Caio Plinio Cecilio Secondo, Epistole, Libro V, Epist. 6.

Varie campagne di scavi, iniziate a partire dal 1974, condotte dalla Soprintendenza Archeologica dell’Umbria in collaborazione con le Università di Perugia, alla quale sia è affiancata nel 1988 l’Università spagnola di Alicante, in collaborazione con il Comune di San Giustino, hanno portato alla luce la pars rustica di una villa romana che gli studiosi, attribuiscono alla Villa in Tuscis (letteralmente: in Etruria) appartenuta a Plinio il Giovane, scrittore e uomo politico romano del I sec d.C., patronus di Tifernum Tiberinum, allora municipium romano, a lui giunta per via ereditaria dallo zio Granio e poi, passata al demanio imperiale, sopravvissuta fino al IV sec. d.C. È opinione condivisa che, in base ai reperti ed ai documenti storici, la pars nobile dell’edificio sia da ricercare sotto l’adiacente Villa Cappelletti (XVIII sec.). A Colle Plinio, nel campo di Santa Fiora, così denominato da un’antica chiesa ivi esistente, protetti da una bella e sobria copertura, possiamo ammirare i resti di un impianto termale completo (frigidarium, tepidarium, calidarium, e praefurnium), di un portico con un tempio dedicato a Cerere, celle di raccolta dei prodotti agricoli, in particolare vino e cereali, grandi dolia, contenitori in terracotta (con impresso il timbro del proprietario), che nel loro insieme documentano un sistema di produzione agraria molto ben organizzato ed efficiente. I numerosi reperti mobili costituiti da frammenti di iscrizioni, mosaici e laterizi e oggetti d’uso quotidiano sono raccolti ed esposti nel museo pliniano di Villa Graziani a Celalba.

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